Quando sono nati i Radioamatori ?
 
 
 

Ma i Radioamatori, chi sono??

“L’attività di radioamatore consiste nell'espletamento di un servizio, svolto in linguaggio chiaro, o con l'uso di codici internazionalmente ammessi, esclusivamente su mezzo radioelettrico anche via satellite, di istruzione individuale, di intercomunicazione e di studio tecnico, effettuato da persone che abbiano conseguito la relativa autorizzazione generale e che si interessano della tecnica della radioelettricità a titolo esclusivamente personale senza alcun interesse di natura economica”.

 

I - RADIOAMATORI - E - LE - ONDE - CORTE  

 

I radioamatori sono nati con la radio : lo stesso Marconi era un dilettante ai tempi delle sue prime esperienze di Pontecchio.

Egli stesso ebbe a dire di non aver mai studiato la Fisica o l’Elettrotecnica in maniera regolare, anche se, fin da ragazzo, era profondamente appassionato a quelle materie.

Nei primi quindici anni del Novecento migliaia di piccoli trasmettitori a scintilla vennero

installati da radioamatori in tutto il mondo.

Dopo la fine della Prima Guerra mondiale molti radioamateurs usavano la telefonia per

trasmettere in stile broadcast specialmente musica registrata da fonografi per deliziare altri sperimentatori, adottando anche i nuovi triodi (circa 1919), rendendo sovraffollata la bande delle onde medie.

Spinti dalla necessità, cominciarono a trasmettere anche su onde corte che fino ad allora erano ritenute inutilizzabili per collegamenti a lunga distanza.

Studi sulle onde corte erano stati iniziati da Marconi fin dal 1896, ma erano stati subito abbandonati dopo la constatazione che queste si affievolivano dopo breve percorso.

Verso il 1916, però, Marconi si era persuaso che non fosse sempre necessario adoperare onde lunghe per superare grandi distanze — come si era fatto sino allora —, dato che, dopo la scoperta degli strati ionizzati che operano una riflessione delle onde radio, non si doveva più temere l’affievolimento delle onde di superficie.

Furono tuttavia i radioamatori americani che, facendo buon uso delle onde corte cominciarono nel 1920-21 a condurre esperimenti di trasmissione addirittura attraverso l’Atlantico dando il loro validissimo contributo allo sviluppo della radio.

Nel 1921 l’americano P.F.Godley, 2ZE, utilizzando il miglior ricevitore del momento e con

l’appoggio dei colleghi britannici riuscì a ricevere dalla Scozia ben 30 stazioni americane (la lunghezza d’onda usata era di 230 metri).

Negli anni successivi ulteriori esperimenti condotti dall’American Radio Relay League

rivelarono che al diminuire della lunghezza d’onda i risultati erano via via migliori.

Marconi, utilizzando lo yacht «Elettra», nella primavera 1923, condusse numerosi esperimenti di ricezione della stazione di Poldhu (GB),con potenza di 1÷12 kW , alla lunghezza d'onda di 25 ÷ 90 m, mentre era in navigazione nell’Atlantico e si convinse di essere all'inizio di una "rivoluzione" nella radiotelegrafia a grande distanza.

Osservò, infatti, che i segnali ad onda corta consentivano una ottima ricezione (specialmente in ore notturne) mentre i messaggi della stazione "ultrapotente"

di Leafield (GB) ad onde lunghe risultavano spesso illeggibili nonostante la potenza impiegata fosse un centinaio di volte maggiore.

Diede incarico a Solari di avvisare il Capo del Governo a Roma che con stazioni di potenza modesta (¡« 10 kW) con antenne a fascio ad onde corte si sarebbe potuto ottenere un servizio commerciale tra Italia ed Argentina.

La prima comunicazione bilaterale tra dilettanti attraverso l’Atlantico si realizzò nel 1923 quando gli americani F. Schnell, 1MO, e J. Reinartz, 1XAM, lavorarono per diverse ore con Deloy, 8AB, in Francia, utilizzando la lunghezza d’onda di 110 metri.

Dopo gli stupefacenti risultati ottenuti dai radioamatori si aprì una corsa condotta dalle grandi Compagnie Radiotelegrafiche per sperimentare le possibilità commerciali offerte dalle onde corte.

Le onde corte si possono facilmente dirigere a fascio nella direzione desiderata con aumento notevole del rendimento e della segretezza delle comunicazioni.

Per quanto la propagazione delle onde corte sia influenzata dall’irraggiamento e dall’attività del Sole, è innegabile che rappresentino un bel passo avanti nelle comunicazioni.

Nella manifestazione, per esempio, che Marconi organizzò il 26 marzo 1930 nella quale inviò da Genova a Sidney il segnale per l’illuminazione di quel Municipio fu utilizzata la potenza di soli 5 kW.

Nel 1932 Marconi visitò la Chicago World's Fair e volle vedere la stazione radio amatoriale installata presso la Fiera stessa.

Uno degli operatori si schermiva di fronte allo Scienziato mostrando gli apparati autocostruiti , ma Marconi , stringendogli la mano sorridente disse: "I understand,…. after all, I am a radio amateur myself ".

 

I record italiani

 

25/1/1924 Adriano Ducati, 1ACD, si collega con Schnell, 1MO, (U.S.A.) su lunghezza d’onda di 112 m, con potenza di 100 W , ore 00 UCT.

23/3/1925 Franco Marietti, 1NO, è ricevuto in Nuova Zelanda su 3.3 MHz, ore 18 UCT .

30/5/1925 Ernesto Montù, 1RG, è ricevuto da CB8 (Argentina) su 7 MHz, ore 22 UCT .

31/5/1925 Santangeli, 1ER, si collega con Shrimpton, Z2XA, (Nuova Zelanda) [ 7 MHz , ore 05 UCT].

9/10/1925 Federico Strada, 1AU, si collega con W. Hannam, 2YH,(Australia) [ 8.7 MHz , ore 12 UCT].

Giulio Salom, 1MT, nel 1925 viene premiato con medaglia d’oro per aver realizzato il maggior numero di contatti bilaterali con radioamatori degli U.S.A.

 

    LE ASSOCIAZIONI AMATORIALI

 

L’American Radio Relay League (ARRL) nasce nel 1914 per opera di Hiram Percy Maxim e

Clarence Tuska.

Sul tipo di tale Società si costituiva nel Regno Unito la British Wireless Relay League con gli stessi scopi.

In quei tempi il radiodilettante era il privato che a qualunque titolo si interessava di radio ; non c’era distinzione tra l’ascoltatore delle prime radiotrasmissioni circolari ed il radioamatore che tentava di stabilire contatti con la telegrafia senza fili con altri radioamatori costruendosi gli apparati a partire dai singoli componenti.

Fu solo nel 1922 che nella prima Conferenza Nazionale della Radio (U.S.A.) si fece una netta distinzione tra la gamma broadcasting destinata agli ascoltatori e le bande destinate al traffico dei radioamatori.

L’ARRL è impegnata a promuovere la sperimentazione e le radiocomunicazioni tra radioamatori e lo sviluppo fraterno e ordinato delle attività radio .

Pubblica QST , mensile interamente dedicato ai radioamatori che, con l’inglese Wireless World , furono le poche riviste scientifico-divulgative allora a disposizione degli appassionati.

Hiram Percy Maxim fu anche promotore della costituzione della International Amateur Radio Union (IARU) che avvenne a Parigi nell’aprile 1925.

Tra le otto nazioni che promossero la IARU c’era anche l’Italia.

All’atto della fondazione della IARU firmarono 25 nazioni .

L’Italia era guidata da Giulio Salom (1MT) e comprendeva anche i famosi radioamatori: Gnesutta (1GN) , Marietti (1NO), Colonnetti (1CO), Pugliese (1FP), Pagliari (1FM).

Per la Francia firmò Leon Deloy ( 8AB poi F8AB ) .

Tra le prime associazioni radiantistiche in Italia troviamo il Gruppo Radiotecnico Milanese (G.R.M.) che nasce a Milano per iniziativa dell’Ing. Gnesutta nel 1923.

Pubblica la rivista quindicinale “La Radio per Tutti” .

Molti appassionati aderirono al gruppo tanto che si potè fondare il Radio Club Nazionale (R.C.N.) nel 1924 a Milano [che diventa sempre nel 1924 Radio Club Nazionale Italiano] e che stampava la prima rivista di radio , Il radiogiornale , mensile diretto da da E.Montù    ( 1RG ).

L’ Associazione Dilettanti Radiotecnici Italiani (A.D.R.I.) costituitasi nel 1924 era presieduta dall’Ing. Gnesutta (1GN) ed ottenne subito un fattivo appoggio dallo Stato per l'elevata preparazione e dedizione alla sperimentazione dei soci.

Nel 1927 dalla fusione dell’A.D.R.I. e con il R.C.N.I. nasce l’Associazione Radiotecnica Italiana (A.R.I.) , con presidente onorario Guglielmo Marconi ed il cui organo ufficiale è Il Radiogiornale, sempre diretto dall’Ing. Montù .

L’Ing. Montù è pure autore di numerosi libri che hanno contribuito a dare “anche alle persone sprovviste di una speciale cognizione del ramo elettronico , delle spiegazioni elementari e delle direttive costruttive e pratiche che permettano loro di eseguire senz’altro delle esperienze in questo interessante campo.

Il suo impegno ed entusiasmo in questa iniziativa sono evidenti anche dal come affronta il problema della mancanza di stazioni di radiodiffusione in Italia .

Siamo nel 1923 e chiude il suo libro Come funziona, come si costruisce una stazione per la

ricezione radio telegrafica telefonica.

Negli Stati Uniti d’America vi sono 2.000.000 di dilettanti e 600 stazioni di diffusione

nel Regno Unito ve ne sono 500.000 e 6 stazioni di diffusione

in Francia vi sono 200.000 di dilettanti e 5 stazioni di diffusione

in Italia è in corso di studio il regolamento per la concessione della licenza ai dilettanti

questo nell’agosto 1923.

Nel 1948 uscì il primo numero di Radio Rivista , organo ufficiale dell’A.R.I. , e cessava la gloriosa testata Il Radiogiornale che per tanti lustri era stata la tribuna del radiantismo italiano.

L’A.R.I. ottenne il riconoscimento giuridico del Capo dello Stato e veniva eretta in Ente Morale nel 1950.

L’A.R.I. dopo referendum tra i soci cambiò la propria denominazione nel 1977 in Associazione Radioamatori Italiani (A.R.I.) .

 

PRIMA TRASMISSIONE BILATERALE EUROPA-USA CON ONDE CORTE

 

I radioamatori degli anni '20 erano, prima di tutto, appassionati sperimentatori che assemblavano i loro apparati riceventi e trasmittenti molto spesso costruendo i singoli componenti.

Molto poco di questo materiale autocostruito si è conservato perché la stazione era in continuo perfezionamento ed ogni componente veniva riutilizzato.

I (pochi) manuali d'epoca descrivevano molto dettagliatamente la costruzione di bobine a nido d'ape , e a fondo di paniere , ma i pionieri degli anni '20 si scontravano con la difficoltà di costruzione specialmente dei condensatori fissi e variabili con basse perdite ed elevata stabilità.

Si usavano lastre di vetro intercalate da armature di fogli di alluminio oppure si usavano anche strati di mica come dielettrico.

 

  LA REGOLAMENTAZIONE DEL SERVIZIO DI AMATORE

 

In Italia nel periodo 1923-27 vennero rilasciati permessi provvisori e licenze rendendo la

situazione in Italia molto migliore che in altri paesi europei; in Belgio ed in Olanda, per esempio, non era previsto alcun tipo di autorizzazione per permettere ai radioamatori di operare.

Il R.D. 1226 del 10 luglio 1924 al Capo III enunciava le norme e disposizioni per l’impianto e uso di stazioni radioelettriche trasmittenti e riceventi a scopo di esperimento e studio.

Le domande , dovevano essere corredate dall’atto di sottomissione.

La potenza max. era di 200 W di alimentazione; le bande erano : 3 ÷ 4.5 m , 17 ÷ 19 m ,  42 ÷45 m , 75 ÷78 m , 96 m .

Solo nella Conferenza U.I.T. del 1927 venne riconosciuto il Servizio di Amatore.

Le gamme attribuite al Servizio di Amatore erano : 1715 ÷2000 kHz, 3.5 ÷ 4 MHz, 7 ÷ 7.3 MHz, 14÷14.4 MHz, 28 ÷ 30 MHz, 56 ÷ 60 MHz .

In quella stessa Conferenza vennero anche assegnati i prefissi di nazionalità.

La situazione cambiò drasticamente in Italia nel 1928 quando in seguito al riconoscimento del Servizio di Amatore molti paesi rilasciarono regolari licenze.

In Italia, invece, al fine di regolarizzare la situazione vennero ritirati i permessi provvisori in attesa di un Regolamento che venne emanato solo nel 1953.

Per ben 25 anni ci si dimenticò dei radioamatori italiani ..…

                                                                                   Fonte da IW9ETQ Armando armonde@tin.it